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Il tradimento nella coppia


Perché gli uomini e le donne tradiscono?
Siamo nati per essere monogami oppure è una costrizione imposta dalla società?

Secondo la teoria evoluzionistica lo scopo di ogni essere vivente è quello di sopravvivere ai cambiamenti dell’ambiente.
Entro questa prospettiva anche l’atto sessuale, nella sua funzione riproduttiva, è uno strumento di sopravvivenza.
L’essere umano infatti, attraverso la riproduzione (e dunque attraverso il sesso), assicura la propagazione dei suoi geni che continueranno a vivere anche dopo la sua morte.

Per i mammiferi la natura prevede che siano le femmine a subire più costi dei maschi nell’investimento genitoriale, ossia in quell’insieme di atti che vanno dal concepimento di un figlio al prendersene cura.
Questo squilibrio è da ricondurre alla diversa anatomia e fisiologia dei due sessi e spiega una grande quantità di differenze tra gli uomini e le donne sia per ciò che concerne la loro condotta sessuale (per assicurarsi la massima propagazione del proprio patrimonio genetico), sia per ciò che riguarda il loro comportamento sociale, le loro motivazioni e i loro sentimenti.


PERCHE’ GLI UOMINI TRADISCONO?

Da un punto di vista evoluzionistico, il motivo è abbastanza semplice:
grazie delle sue caratteristiche fisiologiche, l’uomo può fecondare velocemente un numero molto elevato di donne, assicurando la trasmissione del suo patrimonio genetico ad un numero pressoché illimitato di figli.
Le femmine, invece, anche a seguito di numerose copule, non possono produrre più di pochi discendenti.

Non tutti i maschi tuttavia hanno accesso alla poligamia.
Dal momento che il rapporto tra maschi e femmine in ogni specie sociale è approssimativamente di 1:1, la possibilità per un maschio di avere accesso a più femmine è limitata dalla competizione con altri maschi: può accadere che alcuni riescano a fecondare molte femmine a scapito di altri, i quali potrebbero non avere accesso ad alcune di esse.
Di qui la necessità per i maschi di una struttura fisica più grande e più forte, tale da consentire loro di affrontare con successo la lotta con i conspecifici dello stesso sesso.


ESISTONO UOMINI MONOGAMI?

Sebbene l’anatomia sessuale maschile sia predisposta alla poligamia, bisogna considerare che per l’uomo anche la monogamia può rappresentare un vantaggio riproduttivo: dedicare cure e attenzioni ad un’unica famiglia aumenta notevolmente le probabilità di sopravvivenza dei figli.
Dunque la monogamia non è solo un’invenzione culturale: nella nostra specie, come anche in molte specie di uccelli e di alcuni primati, i piccoli hanno bisogno di tutte e due i genitori per sopravvivere, finché non diventano autonomi.

In definitiva, negli uomini sarebbero presenti propensioni ad essere sia monogami che infedeli.


LE DONNE SONO MONOGAME?

Storicamente, le caratteristiche anatomiche e fisiologiche della donna, quali una struttura corporea minuta e relativamente debole, e la possibilità di partorire un figlio alla volta, con inevitabili effetti debilitanti, le rendevano difficile allevare la prole da sola. Il successo riproduttivo di una femmina era quindi assicurato dalla presenza di un maschio, che si facesse carico di proteggere lei e i suoi figli dai pericoli, e che provvedesse al loro mantenimento.
Tale presenza, per essere efficace, doveva essere stabile nel tempo, predisponendo dunque la donna ad una condotta monogama.


DIFFERENZE NELLA SCELTA DEL PARTNER E NEL MODO DI VIVERE IL LEGAME DI COPPIA

Sulla base di queste e di altre considerazioni, che vedremo in seguito, si può ipotizzare che le strategie riproduttive delle femmine siano basate su:
1)    una scelta del partner che abbia caratteristiche tali da assicurare protezione e risorse a sé e ai suoi piccoli;
2)    una predisposizione ad instaurare relazioni stabili;
3)    una tendenza  a porre ostacoli alla predisposizione dei maschi ad essere infedeli;
4)    una tendenza ad essere infedeli, secondo percorsi (come vedremo tra un po’) diversi da quelli utilizzati dai maschi.

Nei maschi le strategie riproduttive dovrebbero basarsi su:
1)    una scelta della partner che abbia un alto potenziale riproduttivo;
2)    un interesse a copulare con quante più femmine possibile;
3)    un interesse a mantenere anche dei legami stabili, e monogami, con alcune femmine, in particolare con quelle della cui progenie fossero sicuramente i padri;
4)    un forte interesse a controllare la fedeltà della partner per evitare di investire energie in progenie non propria.

Ai giorni nostri, per quanto riguarda gli esseri umani, queste dinamiche, pur restando alla base di molti comportamenti tra i due sessi, hanno subito alcune trasformazioni.


In base a quali criteri la donna sceglie il suo partner?

Oggi un uomo, per essere considerato un buon “investimento parentale”, non deve fare a pugni con i suoi simili, ma deve dimostrare alla donna di essere in grado di accudire i suoi figli, provvedendo a soddisfare i bisogni affettivi ed economici della famiglia.

Tuttavia, un uomo dotato anche di un buon patrimonio genetico, rappresenta ancora un forte motivo di attrazione sessuale per le donne.
Per come è strutturata l’attuale società, i nuovi indici di forza e di salute sono rappresentati da: intelligenza, competenza, bella presenza, cura nell’igiene e nell’abbigliamento.


In base a quali criteri l’uomo sceglie la sua partner?

Non dovendosi preoccupare di trovare una donna economicamente facoltosa, gli uomini hanno la tendenza a scegliere come partner donne più giovani e belle (la bellezza è indice di salute e sottende un buon patrimonio genetico); ad avere rapporti con più donne (copulare con più femmine porta alla propagazione dei propri geni, ad un basso costo); a mantenere un legame monogamico all’interno del quale investire risorse e cure (un alto costo compensato dall’assicurare protezione e maggiori possibilità di sopravvivenza ad una progenie che si ritiene sicuramente propria).


L’INFEDELTA’ FEMMINILE

Sebbene da un punto di vista anatomico e fisiologico la donna possa sembrare svantaggiata, in realtà solo lei ha il privilegio di sapere con certezza che i geni portati dal figlio sono proprio i suoi, e questo rappresenta un notevole vantaggio in termini relazionali con l’altro sesso.

Secondo uno studio condotto negli anni ’90, circa il 30% dei bambini nati in coppie stabili sarebbero il frutto di un tradimento da parte della donna.

Dunque le donne tradiscono esattamente come gli uomini.

Ma perché lo fanno?
Abbiamo visto che il motivo biologico dell’infedeltà maschile può essere rintracciato in una strategia riproduttiva per propagare velocemente il proprio patrimonio genetico.
Vediamo ora qual è la funzione adattiva dell’infedeltà femminile.

In alcune scimmie, quando un maschio, a seguito di una contesa, riesce ad appropriarsi di un gruppo di femmine che apparteneva ad un altro maschio tende ad uccidere tutti i piccoli che le femmine avevano generato in precedenza. Alcuni scienziati hanno però notato che l’infanticidio non avviene nel caso in cui il nuovo maschio dominante abbia già copulato in precedenza con le femmine di quell’harem, in quanto l’incertezza della paternità gli impedisce di danneggiare piccoli che potrebbero essere suoi.
Questo fa sì che, dove ci siano più maschi, le femmine cerchino di accoppiarsi in maniera promiscua al fine di renderli tutti incerti sulla loro paternità.

In maniera analoga, nella nostra specie, anche se non si corre il rischio di infanticidio, in termini adattivi può essere più vantaggioso per la donna avere legami con altri uomini, in modo da garantirsi un nuovo compagno nel caso in cui dovesse perdere quello attuale (per lutto o separazione). In questo modo, lei e i suoi figli avrebbero garantita una continuità di premure (risorse affettive ed economiche).

Diverse donne inoltre stabiliscono un legame duraturo con un uomo la cui caratteristica principale è l’abilità nell’accudire la prole (facoltoso economicamente oppure molto collaborativo nelle faccende domestiche e nella gestione dei figli) e cercano la soddisfazione sessuale con uomini da cui si sentono maggiormente attratte fisicamente (più bello = più in salute) o caratterialmente (più simpatico, più intelligente = vincente nella società), sviluppando una fantasia di procreazione o facendosi fecondare direttamente.
Il compagno stabile, infatti, potrebbe essere stato scelto per la sua idoneità ad assicurare risorse economiche più che per un buon patrimonio genetico.


COME VIVONO L’INFEDELTA’ GLI UOMINI E LE DONNE?

Le differenze nell’infedeltà maschile e femminile consistono nella tendenza, da parte degli uomini, a sbandierare le loro relazioni plurime, mentre le donne sono molto più accurate nel nasconderle, per rassicurare il partner stabile che sta spendendo energie e costi nell’allevamento di figli suoi.

Va da sé che è differente anche il modo di sentire ed esprimere la gelosia:
-    la gelosia degli uomini è legata alla possibilità che la propria compagna abbia altri legami sessuali, il che implicherebbe il rischio di dover allevare figli di altri maschi;
-    la gelosia della donna è legata all’ipotesi che il proprio partner abbia un altro legame affettivo, il che implicherebbe il rischio di un trasferimento di risorse su un’altra donna e sui figli di questa.

Tale differenza ha trovato conferma in uno studio di psicologia sociale condotto a Roma verso la fine degli anni ’90. Fu chiesto a degli studenti universitari di valutare quale tipo di infedeltà, tra una di tipo sessuale e una di tipo affettivo, provocava loro maggior disagio.
Il 95% delle studentesse si dichiarava sconvolta da un ipotetico innamoramento del proprio compagno, mentre il 65% degli studenti maschi sarebbe stato molto disturbato da una parallela relazione sessuale della propria partner.


CONCLUSIONI

A questo punto è opportuno fare delle considerazioni.
I concetti riportati in questo articolo si basano su teorie evoluzioniste: gli scienziati si sono chiesti se esistesse un motivo biologico che spiegasse alcuni comportamenti sociali e hanno elaborato delle teorie.

Questo non significa che tutti gli uomini e le donne tradiscono.

Significa che tutti noi abbiamo una “spinta genetica” a farlo, ma non è detto che dobbiamo esprimerla per forza o che non siamo in grado di controllarla.

In quanto esseri umani dotati di libero arbitrio, non abbiamo più bisogno di affidarci esclusivamente al nostro istinto animale per garantirci la sopravvivenza.
Adattarsi all’ambiente, per lo meno nelle società cosiddette “civilizzate”, significa integrarsi con dei modelli culturali.
Per dirlo con le parole di Freud: “La potenza è quella di chi, elaborando il lutto e la perdita di un ideale di perfezionismo del tutto o niente, dialoga con la realtà, sia essa anche economica, istituzionale, legislativa, riconoscendone l’identità di limite, ma anche di opportunità”