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GLI EFFETTI DELLA QUARANTENA SULLA SALUTE FISICA E MENTALE


Mentre scrivo quest’articolo, in Italia e in molti altri Paesi si stanno adottando delle misure restrittive nel tentativo di rallentare la diffusione del nuovo Coronavirus (Covid-19). Le misure non sono omogenee per tutti i Paesi e anche in Italia vengono inasprite di volta in volta. Le indicazioni che si  susseguono non sono sempre chiare, ma di base il messaggio è quello di restare a casa.
Dopo la chiusura delle scuole e di molte attività commerciali, sono chiusi anche gli spazi pubblici, i parchi e i luoghi ricreativi. Ai cittadini viene “chiesto” di evitare gli assembramenti e tutti gli spostamenti non indispensabili, invitandoli a rimanere il più possibile isolati, chiusi in casa.

Si tratta di misure che vengono adottate dai Governi con lo scopo di distribuire le infezioni su un arco temporale più lungo, per evitare che il Sistema Sanitario collassi mentre si cerca di curare le persone, e per guadagnare tempo in attesa di un vaccino o di nuove terapie più efficaci.
Quello che però non tutti sanno, e che spesso viene sottovalutato, è che le misure di distanziamento sociale, per quanto considerate necessarie in una situazione di emergenza, hanno delle ripercussioni psicologiche negative sulle persone, sia nel breve che nel lungo periodo.

Il bisogno di relazione è un istinto profondamente radicato nell’evoluzione umana e la sola repressione di tale bisogno genera una condizione innaturale che mette a dura prova l’equilibrio biologico, psicologico e sociale degli esseri umani.


Gli effetti negativi del distanziamento sociale

Periodi prolungati di isolamento sociale possono aumentare il rischio di alcuni disturbi, tra cui le malattie cardiovascolari, la depressione e la demenza, e, alla lunga, anche della mortalità.

Da un’analisi della Letteratura scientifica del 2015, condotta da Julianne Holt-Lunstad, psicologa e ricercatrice alla Brigham Young University, è emerso che un isolamento sociale cronico potrebbe aumentare il rischio di mortalità del 29%.

Gli studi della psicologa statunitense hanno evidenziato una correlazione tra la connessione sociale percepita e la risposta allo stress: le persone che sanno di avere qualcuno su cui contare rispondono in modo più resiliente allo stress, smorzandone gli effetti negativi sulla propria salute.

Questi risultati sono in linea con gli studi condotti già negli anni 80 in cui si evidenziava come le persone con un alto grado di integrazione sociale presentavano un basso tasso di mortalità (House et al., 1988)


Gli effetti negativi della quarantena

Sebbene in Italia, non si sia ancora arrivati al punto di renderla obbligatoria per tutti i cittadini, dal momento che l’epidemia è ancora in corso e i provvedimenti si susseguono velocemente, ritengo che valga comunque la pena analizzare le conseguenze psicologiche ben più gravi di una quarantena vera e propria.
Ad oggi si tratta di un provvedimento che coinvolge chi è positivo al coronavirus, chi è stato a contatto con una persona infetta o proviene da una zona ad alto contagio.

Chi è sottoposto a uno stato di quarantena, oltre a doversi confrontare con una totale privazione di libertà, deve gestire l’incertezza della malattia (la paura di aver contratto il virus o la paura che le sue condizioni peggiorino nel caso sia già positivo), l’impossibilità di procurarsi autonomamente cibo e altri approvvigionamenti, le preoccupazioni economiche e, non ultimo, lo stigma sociale.

Recentemente la rivista medica The Lancet ha pubblicato un’analisi di oltre venti studi sulla quarantena relativi alle epidemie di Sars, Mers, Ebola e altre malattie.

I risultati indicano che gli effetti psicologici negativi a seguito della quarantena sono molteplici: sintomi del disturbo post-traumatico da stress, disorientamento, rabbia, insonnia, angoscia, depressione, esaurimento emotivo.

Un’ulteriore complicanza è rappresentata dal fatto che, anche una volta cessata la quarantena e conclusa l’epidemia, le persone possono mantenere dei comportamenti tipici del periodo dell’emergenza: un’attenzione eccessiva al lavaggio delle mani; la tendenza a evitare spazi pubblici e luoghi chiusi e affollati; evitamento e paura nei confronti di persone con tosse o raffreddore.

Delle ricerche sulla Sars hanno osservato che, nei mesi successivi alla fine dell’epidemia, alcuni degli operatori sanitari che erano stati a contatto con persone contagiate riducevano al minimo il contatto con i pazienti e, a distanza di tre anni, manifestavano i sintomi dell’abuso e/o dipendenza da alcol.


Come prevenire i danni

Un’emergenza che assume la connotazione di pandemia, necessita evidentemente di interventi straordinari e “dolorosi”.
Come non si può avere l’ingenuità di poter controllare interamente un fenomeno così grande, allo stesso modo non si può affermare di essere completamente immuni alle conseguenze psicologiche dell’evento.

Se il virus ha dimostrato di attaccare maggiormente le persone biologicamente più deboli (anziani e malati), anche lo stress ad esso associato risulta più dannoso (e in alcuni casi fatale) per le persone che presentano già una compromissione dell’equilibrio psichico e sociale.
Purtroppo non tutti sanno gestire e affrontare gli eventi stressanti mantenendo lo stesso livello di equilibrio mentale. Inoltre per molte persone gli effetti psicologici negativi possono permanere nel tempo, anche oltre il periodo di isolamento.

Va da sé che un intervento di prevenzione psicologica aumenterebbe di base i livelli di resilienza individuali e collettivi, prima di ogni epidemia.

Ad ogni modo, anche in situazioni già estreme, l’essere umano può reagire in maniera efficace. Basti pensare agli studi sui prigionieri statunitensi nella guerra del Vietnam, imprigionati e isolati in minuscole celle sotterranee, o ai sopravvissuti dei campi di concentramento nazisti. Per alcuni di loro l’attaccamento alla vita, alla speranza, ai progetti e a tutto ciò che poteva farli sentire ancora umani, ha rappresentato il fattore di protezione più importante a tutela della salute mentale. Inoltre la speranza e l’ottimismo aumentavano ogni volta che i prigionieri riuscivano ad avere contatti tra di loro e a infondersi coraggio a vicenda.

Ma come si fa ad incrementare il livello di socialità quando ci viene chiesto di stare distanti?

Oggi un aiuto per diminuire gli effetti del distanziamento sociale e dell’isolamento forzato viene dalla tecnologia. Se è vero, come abbiamo visto, che il sostegno sociale percepito favorisce l’aumento della resilienza e mitiga gli effetti negativi dello stress sulla salute, assumono un valore prezioso tutti gli strumenti di comunicazione a distanza.
In particolare strumenti come Skype, WhatsApp, FaceTime e altre applicazioni permettono di rimanere in contatto e di interagire anche visivamente con familiari, amici e colleghi. Queste modalità di interazione aumentano la percezione del sostegno sociale e diminuiscono il senso di solitudine e smarrimento.

Va però specificato che il solo canale di comunicazione potrebbe non bastare, dal momento che una variabile fondamentale è rappresentata dalla qualità della relazione stessa. Avere tante relazioni infatti non significa necessariamente trarne beneficio. Un confronto interpersonale efficace presuppone che dall’altro lato del terminale debba esserci una persona che sia in grado di contenere le nostre ansie e le nostre paure o quantomeno renda possibile l’alternanza dei ruoli dove ci si sfoga e ci si consola a vicenda.

Intrattenere una o più conversazioni con una persona inconsolabile, tormentata dal panico, bisognosa di sfogarsi e incapace di ascoltare, rischia solo di farci perdere ulteriori energie preziose.
Senza contare che il panico può essere più contagioso del virus.

In queste situazioni sarebbe ideale avvalersi di un ascolto qualificato. Diversi psicologi da anni eseguono prestazioni psicologiche a distanza, attraverso consulenze online e/o telefoniche.
L’efficacia della consulenza psicologica a distanza è ormai comprovata da diversi studi (Griffiths et al., 2004; Barak et al., 2008) che mostrano come servizi di consulenza online non solo facilitino la spontaneità (Day & Schneider, 2002), ma risultino efficaci nella promozione del benessere psicologico (Manicavasagar et al., 2014), e portino ad un miglioramento psico-emotivo della persona (Mallen et al., 2005).
Le prestazioni sanitarie a distanza presentano notevoli vantaggi in termini di riduzione di tempi, costi e impatto ambientale, evitando gli spostamenti.
In una situazione di isolamento forzato o di quarantena inoltre rappresentano il trattamento psicologico più sicuro, riducendo a zero ogni rischio di contagio.

Certamente il tabù rispetto alla figura dello psicologo è ancora diffuso nel nostro Paese, al quale si accompagna anche lo scetticismo e l’imbarazzo per una consulenza a distanza (fenomeno che invece non si riscontra per la “telemedicina”).
A tal proposito riporto un estratto del “Vademecum psicologico Coronavirus per i cittadini” elaborato e diffuso dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi.

Non ti vergognare di chiedere aiuto

Se pensi che la tua paura ed ansia siano eccessive e ti creano disagio non avere timore di parlarne e di chiedere aiuto ad un professionista.  Gli Psicologi conoscono questi problemi e possono aiutarti in modo competente.
Tutti possiamo avere necessità, in certi momenti o situazioni, di un confronto, una consulenza, un sostegno, anche solo per avere le idee più chiare su ciò che proviamo e gestire meglio le nostre emozioni, e questo non ci deve far sentire “deboli”.
Non è debole chi chiede aiuto per aumentare le proprie risorse e quelle dei suoi cari.