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Perché i ragazzi preferiscono le donne mature?

Se ormai siamo abituati a vedere donne giovani e belle accomapagnate da uomini marcatamente più grandi di loro, dobbiamo riconoscere che abbiamo ancora qualche resistenza ad accettare coppie formate da giovani ragazzi e donne un po' sfiorite e avanti con gli anni.

I primi a sdoganare questa tendenza sono stati personaggi famosi, che si sono mostrati in pubblico con naturalezza e disinvoltura e, contro ogni pregiudizio, hanno ottenuto l'approvazione del pubblico e dei media.
Si tratta di un notevole progresso culturale se pensiamo che fino a qualche anno fa (ma ancora oggi in alcune zone d'Italia) era forte lo stereotipo della ragazza che doveva "sistemarsi" trovando un marito che si occupasse di lei, e con cui mettere su famiglia. Le donne separate erano mal viste, poiché considerate incapaci di "tenersi un uomo", al punto che non potevano nemmeno sperare di amare e desiderare ancora.
Anche le esperienze sessuali femminili venivano demonizzate, in quanto era diffusa la convinzione che la donna dovesse arrivare illibata al matrimonio.

Alcuni stereotipi sessisti sono ancora molto forti, ma possiamo ugualmente affermare che la donna ha conquistato la libertà di occuparsi dei propri bisogni.
Ciò che in passato veniva considerato un difetto oggi viene apprezzato e valorizzato.

Ultimamente sono sempre di più i giovani uomini che hanno relazioni con donne più adulte.
Perché questo fenomeno? Cosa hanno di speciale le donne mature? Cosa cercano gli uomini nelle donne più grandi?

La risposta si può riassumere in tre punti:

Come uscire da una relazione malata

Da quando vi frequentate sono ormai trascorsi mesi, anni.
La storia non è mai decollata. Quello che doveva essere l’inizio di una favola d’amore si è lentamente trasformato in una cruda e frustrante routine.

Le sue promesse, le sue dichiarazioni d’amore e di buoni sentimenti, i suoi discorsi vuoti sono tutto ciò che rimane oltre al sesso.
Di tanto in tanto un gesto romantico, solo per darti un contentino, per tenerti “buona”, “a cuccia” e “disponibile”.
Per dimostrare che lui, se vuole, sa essere il principe azzurro che hai sempre desiderato.

Ti invita a credere che siete fatti l’uno per l’altra, che tra di voi c’è un legame intimo e profondo che nessuno potrà mai rompere.
Tuttavia

La scuola della vita


Il mio vecchio professore di Tecniche del Colloquio Psicologico, durante una lezione, ci pose una domanda insolita:

- Se uno psicologo sta al bar, che fa? -

Le risposte furono tutte orientate alle tecniche da poco apprese:

- Interpreta il linguaggio non verbale del barista! -
- Analizza le dinamiche di gruppo dei clienti! -
- Controlla i movimenti oculari del barista per sapere se sta mentendo! -
- La postura! Controlla la sua postura! -
- Analizza il setting: l’arredamento, l’illuminazione, la musica! -
- Cerca di valutare la soddisfazione dei clienti per capire se il bar è di qualità! -
- Studia le coppie sedute al tavolino! -
- Cerca di capire chi è depresso! -
- Vede se qualcuno soffre di attacchi di panico! -

La risposta, a quel tempo, fu piuttosto deludente:

Il tradimento nella coppia


Perché gli uomini e le donne tradiscono?
Siamo nati per essere monogami oppure è una costrizione imposta dalla società?

Secondo la teoria evoluzionistica lo scopo di ogni essere vivente è quello di sopravvivere ai cambiamenti dell’ambiente.
Entro questa prospettiva anche l’atto sessuale, nella sua funzione riproduttiva, è uno strumento di sopravvivenza.
L’essere umano infatti, attraverso la riproduzione (e dunque attraverso il sesso), assicura la propagazione dei suoi geni che continueranno a vivere anche dopo la sua morte.

Per i mammiferi la natura prevede che siano le femmine a subire più costi dei maschi nell’investimento genitoriale, ossia in quell’insieme di atti che vanno dal concepimento di un figlio al prendersene cura.
Questo squilibrio è da ricondurre alla diversa anatomia e fisiologia dei due sessi e spiega una grande quantità di differenze tra gli uomini e le donne sia per ciò che concerne la loro condotta sessuale (per assicurarsi la massima propagazione del proprio patrimonio genetico), sia per ciò che riguarda il loro comportamento sociale, le loro motivazioni e i loro sentimenti.


PERCHE’ GLI UOMINI TRADISCONO?

Da un punto di vista evoluzionistico, il motivo è abbastanza semplice:

L'uomo mammone



- E’ mai stato fidanzato?
- Sì.
- Quando l’ultima volta?
- Sei mesi fa. Sono stato un anno con una ragazza ma poi l’ho lasciata.
- Potrebbe spiegarmi il motivo di questa decisione?
- Non era la persona giusta per me…  Mamma me lo aveva detto dal primo giorno!

Esistono uomini, anche ultraquarantenni, che vivono un rapporto morboso con le loro madri.
Fin dall’infanzia essi stabiliscono un legame simbiotico che nessun’altra donna in futuro potrà mai scalfire.
Comunemente sono definiti “mammoni”.

La formula dell' amore perfetto




Esiste l’amore perfetto?

Si sente spesso parlare di “chimica”, di attrazione, di interesse, quali fattori fondamentali di una relazione.

L’idea diffusa nell’immaginario comune è che l’amore sia una forza totalizzante dalla quale noi saremmo investiti passivamente, come se non dovessimo fare altro che lasciarci trasportare dalla corrente.
Nell’ambito della mia professione, ogni volta che mi trovo a lavorare con una coppia, esiste una obiezione che mi viene rivolta puntualmente (generalmente dal partner che è stato “condotto” dallo psicologo) nell’esatto momento in cui si iniziano ad affrontare i primi nodi della relazione:
“Non capisco perché debba essere tutto così faticoso!
Credo che due persone che si amano veramente dovrebbero superare i loro problemi in automatico, senza stare a parlarne troppo!”

La verità è che per vivere una relazione d’amore completa, duratura e appagante è necessario che siano presenti diverse componenti.

C'è sempre un'emozione alla base di un comportamento. La storia di P. e C.





P e C, due coniugi non più giovanissimi, hanno un figlio, V, di tre anni, nato dopo sei di matrimonio.
Al momento in cui sono entrati nel mio studio è trascorso all’incirca un mese dal giorno in cui C, sconvolta, ha denunciato P per maltrattamenti nei confronti del figlio, a motivo dei quali il Giudice Minorile ha stabilito il momentaneo allontanamento del padre da casa.
Il clima del primo incontro è di grande tensione

Sulla violenza nella coppia




Nel corso di conferenze, seminari, incontri a tema e colloqui in studio, le osservazioni più comuni che mi vengono mosse, quando affronto il tema della violenza nella coppia (meglio nota come “violenza domestica”) vertono principalmente su un unico aspetto:
“Perché la donna non si ribella?”
“Perché accetta tutto questo passivamente?”
“Perché non lo lascia?”
“Perché non si difende?”

L'amore che trascende i bisogni. La storia di K e B





“Buonasera, signor K. Nella sua email richiedeva una consulenza di coppia, come mai è venuto da solo?” domando al signor K.

Lui allarga le braccia sconsolato e in cerca di conforto risponde sospirando:
“Eh… che vuole che le dica, B è fatta così. Arriva sempre tardi agli appuntamenti e non si può fare affidamento su di lei”

“Non siete partiti da casa insieme?”

Condannata per sempre. Il caso di M.





M. è una ragazza di 18 anni. Mi contatta perché ogni sera si ritrova seduta sul letto a piangere, con la sensazione di non riuscire a respirare e con fitte intercostali, accompagnate da un forte vissuto di inadeguatezza, veicolato da pensieri intrusivi del tipo: “Sono malata mentalmente”; “Non sarò mai normale”; “Non avrò mai una vita felice”; “Sono condannata per sempre ad avere una testa che non funziona”.
Inoltre sostiene di avere dei gravi problemi di coppia

Mi richiamerà?





“Dottore, ora che le ho raccontato la storia di questa mia relazione travagliata, mi dica, lui tornerà? Mi richiamerà?”

E' troppo giovane!




“Dottore, se avessi saputo che era così giovane, non sarei nemmeno venuta!” esordisce la signora all’ingresso del mio studio.

Eppure mi aveva contattato tramite il mio sito web, dove ci sono tutte le informazioni sulla mia persona con tanto di foto e curriculum vitae. Per non parlare del fatto che, per fissare l’appuntamento, ci eravamo sentiti per telefono.

Rispondo con una battuta e la faccio accomodare. Ma la musica non cambia: continua la sua campagna denigratoria nei miei confronti facendomi domande sulla mia preparazione e il mio lavoro e ridendo in faccia ad ogni mio tentativo di risposta.
Le faccio notare che non ci troviamo in un contesto giudicante e che lo scopo dell’incontro è quello di esplorare i motivi che l’hanno spinta a venire da me.
“Io non ho nessun problema, non sono mica matta, che crede! Sono venuta solo per curiosità, anche se dubito che lei possa aiutarmi… Quanto può saperne un ragazzo come lei dei veri problemi della vita?”
“Allora potrebbe provare a parlarmene per vedere insieme cosa riusciamo a fare” le propongo.
Ma lei continua a dire di non avere problemi , aggiungendo che forse non era stata una buona idea quella di venire da me.

Non voglio confermare questa sua rappresentazione, ma non intendo nemmeno continuare un braccio di ferro per un’ora; tanto più ho la sensazione che si possa alzare dalla sedia da un momento all’altro per raggiungere l’uscita.

Così decido di sfruttare l’unico spiraglio di confronto concessomi e, seppur consapevole degli scarsi elementi a supporto della mia ipotesi, le porgo una domanda diretta:
“Ha mai subito violenza da parte di qualcuno?”
La signora cambia di colpo espressione. Resta in silenzio fissandomi con lo sguardo incredulo. Poi inizia a piangere e non si ferma più.

La sua storia era caratterizzata da episodi violenti familiari agiti da figure maschili e da un matrimonio, ancora in corso, connotato da costanti umiliazioni subite da parte del marito, anche in presenza di figli, parenti e amici.
Nell’attaccare costantemente la mia figura, giudicandola “troppo giovane” e “non adatta”, la donna non faceva altro che comunicarmi indirettamente il suo disagio. Attraverso tale modalità relazionale veniva messo in atto il tentativo di svincolarsi dal ruolo di “incapace”, a cui era stata relegata con forza negli anni, proiettandolo su di me.

La non collusione con questa fantasia relazionale prevalente e l’offerta di uno spazio di ascolto e di confronto non giudicante, hanno permesso l’avvio di un processo condiviso di riconoscimento e superamento della dinamica di potere, che investiva le relazioni con le persone più significative del passato e del presente.

Il conseguente e crescente ampliamento di orizzonti, ha permesso l’individuazione e la sperimentazione di nuovi schemi relazionali a partire dalla riformulazione dei copioni familiari.

Col passare del tempo la donna ha scoperto risorse che non credeva nemmeno di avere, perché troppo a lungo inibite e atrofizzate entro schemi rigidi e giudicanti, che stroncavano sul nascere ogni tentativo di espressione di sé.

Non è importante in questa sede elencare le ricadute operative che i progressi ottenuti hanno avuto sulla qualità della sua vita. Basterà sottolineare l’importanza del recupero di una delle funzioni più importanti per l’essere umano: la possibilità di scegliere.

Così come è opportuno considerare che anche la più provocatoria delle richieste può veicolare una domanda di aiuto, che tuttavia non è sempre facile riconoscere ed accettare consapevolmente.

Dottor Riccardo Cicchetti

     

Uomini che non vogliono una "storia seria"



Esco da una storia travagliata e in questo momento non voglio una relazione impegnativa

Quante donne hanno sentito pronunciare questa frase dall’uomo che stavano frequentando?

Magari hanno anche apprezzato la sincerità del discorso mentre si godevano una bella serata.



Ben presto lui sparisce per giorni o settimane: non si fa sentire, non risponde ai messaggi e, in quelle rare occasioni in cui si riesce a parlare, è molto freddo e resta sul vago circa la data di un prossimo incontro.
Tra una fuga e l’altra ricompare all’improvviso, come se niente fosse, con un bel regalo o una cenetta romantica.
E’ a questo punto che lei dimentica di colpo tutta la frustrazione e l’insoddisfazione di un rapporto che, fino al giorno prima, l’aveva vista attendere una chiamata che non arrivava.

Eppure attendeva con ansia il momento di parlargli di persona, per esporre il suo punto di vista.
Ma quando arriva l’occasione per il chiarimento, ecco che l’atmosfera è talmente magica che qualunque parola diventa superflua:
Non mi andava di rovinare la serata. Non c’era bisogno di parlare, ci siamo capiti guardandoci.
Dal giorno successivo, lui sparisce di nuovo. E il ciclo si ripete.

Per quanto possa sembrare paradossale, si tratta di una dinamica diffusa.
Molte donne rimangono intrappolate in rapporti ambivalenti che oscillano tra momenti di felicità e momenti di chiusura, freddezza, distacco e fuga.

In questa altalena di emozioni, il pensiero tende ad essere riparatore, nel tentativo di difendere l’investimento emotivo e allontanare lo spettro della possibilità di aver commesso un errore di valutazione affidandosi all’uomo sbagliato o, peggio ancora, la paura di rimanere single.
Si impiegano enormi quantità di tempo ed energie a domandarsi il perché di un tale comportamento e ad individuare delle risposte accomodanti, volte a normalizzare e giustificare la situazione:
Deve avere avuto un difficile rapporto con i genitori
La sua ex deve averlo ferito molto!
Come conseguenza implicita, si tenderà a dimostrare di essere migliori di chi lo ha fatto soffrire:
Non devo fargli pressioni. Devo mostrarmi più tranquilla e meno esigente.
Fino a sconfinare nei casi in cui lui non è più considerato responsabile delle sue azioni:
So che in fondo mi ama e vorrebbe stare con me, ma è spaventato. Devo aiutarlo a superare le sue difficoltà.

E’ bene sapere che non tutte le persone hanno la capacità di stabilire delle relazioni profonde e soddisfacenti con un altro essere umano: purtroppo, esistono individui che non hanno sviluppato una sana affettività o che semplicemente non riescono a gestirla.
Possono essere brillanti, affascinanti, intelligenti, professionalmente affermati e abili nel corteggiamento, ma la loro capacità di amare e di costruire una relazione risulta gravemente compromessa.
Questi uomini hanno gravi difficoltà con l’intimità e non si legano mai in modo totale e definitivo ad una persona.

Va chiarito inoltre che non si tratta di una caratteristica unicamente maschile, ma le dinamiche in questione sono molto più diffuse quando è la donna ad essere sedotta.


ALCUNI TRATTI CARATTERISTICI

Corteggiamento “ad impatto”
Nei primi incontri lui si mostra un perfetto principe azzurro: è pieno di slanci e di attenzioni, e sembra molto preso dalla sua donna.
La relazione appare da subito travolgente e passionale ma l’innamoramento non si trasforma mai in amore.
L’amore richiede infatti la capacità di vedere l’altro per quello che è e di accettarlo con i suoi pregi e i suoi difetti ed è una capacità che purtroppo in questi casi non è sviluppata.

Assenza di progettualità
La caratteristica distintiva di questi rapporti è la mancanza di una progettualità condivisa e di una crescita comune: anche se ci si frequenta da anni, il rapporto non evolve ma rimane a livello di una frequentazione casuale in cui è sempre lui a decidere i tempi e i modi dell’incontro.

Alla costante ricerca del “meglio”
Considerarsi i numeri uno, implica il circondarsi di persone “di un certo livello”.
In un rapporto di coppia questo si traduce nell’incapacità di accettare le piccole debolezze e i difetti della partner, che, per essere amata, deve adeguarsi a degli ideali di perfezione che non hanno riscontro nella realtà.
La continua ricerca del meglio conduce ad uno stato di insoddisfazione cronica.

Il fascino della conquista
Anche se possono essere convinti di cercare un rapporto duraturo e dichiarare di volere qualcosa di più del semplice sesso, quello che li motiva veramente è l’eccitazione e l’adrenalina della conquista.
Qualunque rapporto di coppia verrà giudicato deludente perché non può reggere il confronto con la relazione fatta di complicità assoluta, di passione folle, di emozione travolgente che si sperimenta nella fase dell’innamoramento e che sarà sempre ricercata nella donna che deve ancora arrivare.

Pretendono molto e danno poco
Non mi stancherò mai di ripeterlo: una relazione sana è quella che tende a soddisfare i bisogni di entrambi.
In questo caso invece, si assiste ad una relazione a senso unico e senza compromessi, modellata sulle esigenze di lui.
Incapace di empatia, non riconoscerà i bisogni della partner e vivrà ogni piccola richiesta come una coercizione, un tentativo di controllo e manipolazione.

Non si concedono mai fino in fondo
Deve ancora nascere la donna  che mi fa perdere la testa!
Se da un lato si desidera la vicinanza e l’intimità di una relazione amorosa, dall’altro c’è l’incapacità di tollerarla: l’intimità suscita un sentimento di oppressione, di ansia , di perdita della propria libertà che scatena un potente desiderio di fuga.
Incapaci di fidarsi dell’altro, non si concedono mai fino in fondo, preferendo mantenere un’immagine vincente e superficiale.


COME COMPORTARSI IN QUESTI CASI?

Per quanto si tratti di un profilo ben noto agli psicologi, va chiarito che non si può aiutare chi non vuole essere aiutato.
Personalmente ho lavorato con diversi uomini che credevano di non riuscire ad amare, ma il motivo per cui si erano rivolti a me è che vivevano con disagio la propria condizione.

Molte donne mi contattano facendomi sempre le stesse domande:
Perché lui si comporta così?
Come posso aiutarlo a cambiare?
A loro restituisco le stesse domande, invitandole ad assumere un’altra prospettiva:
Lei come ha reagito a tutto questo? Come spiega il proprio comportamento?
Chi tra i due vive con disagio questo rapporto? Chi sta rivolgendo domande ad uno psicologo? Chi sente bisogno d’aiuto? Chi vorrebbe un cambiamento?

Qualsiasi rapporto di coppia per poter funzionare dev’essere paritario nella distribuzione del potere decisionale:
Chi decide cosa fare e quando farlo?
Se la risposta a questa domanda è sempre “lui”, allora bisogna trovare il coraggio di essere oneste con sé stesse ed impegnarsi a realizzare l’unica soluzione possibile: uscire da questa situazione.


ERRORI DA EVITARE

Mancanza di visone globale nella valutazione del rapporto
Se lui fosse sempre freddo, scostante e insensibile, sarebbe facile chiudere la porta.
Ma poi arrivano quei momenti magici, dove lui diventa l’uomo da sempre desiderato e tutto sembra perfetto: tenerezza, coinvolgimento e passionalità portano ad un intesa quasi magica che diventa difficile da dimenticare.
L’errore che molte donne fanno è quella di legarsi ai momenti belli, sperando che con il tempo diventino sempre più frequenti e duraturi.

Eccesso di giustificazioni e falsi rimedi
Di fronte al comportamento ambiguo del partner, la donna commette l’errore di giustificarlo, di pensare che le sue fughe siano dovute soltanto alla paura di innamorarsi e che basterà essere paziente, comprensiva, non chiedergli niente e dargli tutto perché lui superi le sue paure e si leghi.
“Se faccio la brava, otterrò ciò che voglio”
“Non devo avere fretta”.

L’illusione di cambiare l’altro
Il primo passo per uscire da una relazione malata è riconoscerla e accettarla per quella che è realmente. Molte donne non sono innamorate dell’uomo che hanno accanto ma sono innamorate dell’idea dell’uomo che potrebbe diventare. Si tratta di un’illusione destinata a fallire.

Negare sé stesse e la propria sofferenza
Un errore che le donne fanno comunemente è quello di negare con sé stesse la sofferenza che provano nella relazione, cercando di convincersi che in fondo va bene così.
Ho sentito anche troppe volte il famoso discorso: “Nemmeno io voglio una storia seria. Mi godo i momenti belli e vivo il rapporto giorno per giorno”.
Raramente questo discorso è sincero: in una relazione non è possibile prendersi solo il bello, si prende tutto della persona con cui si sta, compresi gli aspetti problematici.
Allo stesso modo, non si può vivere un rapporto di coppia giorno per giorno se non c’è un progetto di vita ad orientarlo e sostenerlo.


RIPARTIRE DA SE’

Soltanto riconoscendo gli errori commessi ed imparando da essi si può fare un onesto bilancio della relazione per quella che è realmente nel presente e capire se valga la pena restare o cercare una relazione meno problematica e più appagante.

C’è un’enorme differenza tra conoscersi e frequentarsi: ci si può frequentare anche da anni ma sono le esperienze condivise che determinano una vera conoscenza.

Stare bene in un rapporto non significa dimostrare di essere sulla stessa lunghezza d’onda, capirsi al volo, avere feeling, se poi si vive con la costante paura di essere abbandonati.
La conquista della perfezione non ha mai reso felice nessuno e conduce al vuoto e alla solitudine.

La donna che si lascia catturare da tali fantasie, avrà l’illusione di essere vincente sul piano sociale e amoroso, mentre in realtà brillerà solo di luce riflessa. Anzi, sarà proprio lei a conferire ulteriore prestigio a colui che di questo si nutre.

Rinunciare ad esprimere sé stessi non è mai la cosa giusta da fare.
Uscite dall’angolo e non vergognatevi di dare voce ai vostri bisogni: non sono un segno di debolezza, ma le risorse da cui partire.
Non abbiate paura di rovinare la magia di un rapporto proponendo di fare qualcosa insieme.
La felicità è reale solo se condivisa!


Dottor Riccardo Cicchetti

Articolo pubblicato su L'AquilaOggi